domenica 29 agosto 2010

Tremonti e le sue esternazioni: adesso tocca alla legge 626

L'altro giorno il ministro Tremonti, intervenendo al "Berghem fest" (la festa leghista passata alla cronaca a causa dei disordini che hanno provocato dei tifosi dell'Atalanta) parlando cioè davanti ad un pubblico tutto "suo" si è scagliato conto la legge 626: "Dobbiamo rinunciare ad una quantità di regole inutili, siamo in un mondo dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dallo Stato, dobbiamo cambiare", e poi: "robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro) sono un lusso che non possiamo permetterci. Sono l'Unione europea e l'Italia che si devono adeguare al mondo".
Il giorno dopo la sua portavoce, Emanuela Bravi, ha cercato di mitigare le cose precisando che: "... Parlando ieri della legge 626, Tremonti tra le regole eccessive si riferiva all'Europa, alla giurisdizione europea e alla sua estensione eccessiva rispetto all'obiettivo sulla sicurezza del lavoro, che resta invece essenziale".
Quello stesso giorno Tremonti ha voluto intervenire di nuovo facendo praticamente marcia indietro:
(ANSA) - ROMA, 26 AGO Il ministro dell'Economia definisce 'eccessiva' la polemica seguita ad una sua affermazione sulla legge 626, che riguarda la sicurezza sul lavoro. 'Cinque parole cinque dette alle undici di sera' minimizza. 'La sicurezza sul lavoro e' una irrinunciabile conquista della civiltà occidentale. L'eccesso occhiuto di burocrazia e' un derivato della stupidita'.
In tutti questi anni il ministro Tremonti si è costruito l'immagine di un politico abbastanza svincolato dai ferrei obblighi di obbedienza berlusconiana, ed suoi modi pacati hanno aiutato al consolidamento di questa immagine. Ma non deve stupire questa sua presa di posizione, che rispecchia fedelmente la mentalità del suo partito e della linea di azione del governo. Già a giugno Berlusconi affermava di voler riformare l'articolo 41 della Costituzione perché la costituzione cattocomunista frena le imprese, e sono innumerevoli le volte che esponenti del governo hanno dichiarato di voler cambiare o abolire leggi e disposizioni che riguardano il mondo del lavoro, la sicurezza, ecc. La linea guida del centrodestra in materia di politica economica è proprio questa: liberismo populista, allergia alle regole (meno lacci e laccioli), antieuropeismo, condonni edilizi e fiscali, "pietre tombali", meno tasse per i ricchi, privatizzazioni selvagge, far west nelle relazioni sindacali, nella sanità, nel settore pubblico ecc, altro che economia sociale di mercato.
Tremonti non aveva bevuto quella sera, semplicemente si è lasciato andare dicendo in pubblico le cose che di solito si dicono quando si trova tra amici. La materia "sicurezza sul lavoro" è un tema caldo che riguarda da vicino la realtà italiana, visto l'alto numero di incidenti sul lavoro rispetto agli altri paesi europei. Affrontarlo in modo così superficiale non può che creare preoccupazione... e indignazione!

Tremonti, Berghem fest, legge 626, Emanuela Bravi, liberismo, sicurezza sul lavoro

lunedì 19 luglio 2010

Il grande statista ed il premio meritato



Leggo sui giornali che stasera (19 luglio) Silvio Berlusconi sarà insignito del premio “Grande Milano”, in occasione dei 150 anni dalla fondazione della provincia di Milano.
Il riconoscimento è stato ideato e sarà consegnato da Guido Podestà, Presidente della Provincia di Milano (Pdl). Negli anni ’70 Podestà è stato dipendente e poi amministratore delegato della Edilnord, società di proprietà  del mago di Arcore.
In un comunicato il Presidente della Provincia milanese con toni ultraservili e senza alcun senso della misura spiega le ragioni del riconoscimento al Premier: “Con straordinaria lungimiranza e capacità ha reso Milano, la sua amata città, grande in Italia e nel mondo. Grazie alle sue eccezionali qualità umane e imprenditoriali ha realizzato opere e progetti di eccellenza per l’economia e la società del nostro territorio. La sua vita è un mirabile esempio di quella milanesità e di quell’operosità tipica della cultura ambrosiana, che vede nel lavoro lo strumento di valorizzazione dei talenti dell’uomo. Silvio Berlusconi ha scelto di dare il proprio contributo mettendosi, con impegno e coraggio, a servizio del Popolo italiano perseguendo la sua missione di libertà. Personalità dallo straordinario carisma, è amato da tanti italiani perchè uomo tra la gente e con la gente, della quale ha compreso i bisogni più profondi sapendo interpretarne le aspettative. Statista di rara capacità, conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi, che compongano una società solidale, fondata sull’amore, la tolleranza e il rispetto per la vita.”
Fantozzi che glorifica del suo megadirettore? Giovane pioniera con il fiocco sui capelli che elogia il Piccolo Padre? un lacché del tiranno di un Paese dell’Asia centrale che elogia il suo padrone? Non so dare risposta. Probabilmente Podestà non si è reso conto di essere diventato involontariamente ridicolo.
Ci voleva proprio un premio del genere, c’è poco da dire, all’estero ridono poco di noi, adesso avranno un motivo in più…
(ma no, è tutta invidia, come dice la Gelmini…)

Berlusconi, Guido Podestà, Provincia di Milano, Premio Grande Milano, milanesità, Edilnord

domenica 11 luglio 2010

LA LIBERTÀ DI STAMPA NEL CAIMANISTAN



Silvio Berlusconi in un messaggio audio ai Promotori della Libertà, parlando della libertà di stampa, ha affermato che «in democrazia non esistono diritti assoluti, perché ciascun diritto incontra il proprio limite negli altri diritti egualmente meritevoli di tutela che, in caso della privacy, sono prioritariamente meritevoli di tutela». Ha affidato poi un «compito  non facile ma importante» ai suoi interlocutori: «Dovete togliere il bavaglio alla verità - è l'appello contenuto nel messaggio audio -, quel bavaglio imposto dalla stampa schierata con la sinistra, pregiudizialmente ostile al governo, che calpesta in modo sistematico il sacrosanto diritto dei cittadini alla privacy come l'uso sereno dei telefoni».
Giornali schierati che non raccontano la "verità" e leggi che non permettono "l'uso sereno dei telefoni"… traduco in soldoni: lasciate me e i miei amici fare i nostri affari indisturbati, poi la libertà di criticarmi ve la dovete scordare...
Queste parole, questo modo arrogante ma anche poco serio di sentenziare su cose così importanti, FONDAMENTALI per la convivenza civile e la democrazia mi ricordano i dittatorischi sudamericani che abbiamo visto in tanti film comici in passato.
 
Ma non è la prima volta che si scaglia contro i giornali e la libertà di stampa:  il 4 maggio scorso davanti ad Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, nella sala dei galeoni a palazzo Chigi aveva detto che «se c’è una cosa che è sotto gli occhi di tutti» è che in Italia «c’è fin troppa libertà di stampa». L’orribile battuta pronunciata era una risposta a Freedom House perché nel suo rapporto del 2009 sulla libertà di stampa uscito qualche giorno prima,  l'Italia veniva declassata al 73mo posto tra Israele e Tonga, e la stampa nel nostro Paese veniva definita "semi-libera".

Cercando su wikipedia ho trovato che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo sancita dalle Nazioni Unite e la Dichiarazione dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea non prevedono alcun limite al diritto fondamentale della libertà di stampa e di espressione. Punto.

Quello che mi preoccupa è che ci sono politici dell’opposizione che tutto sommato vorrebbero trovare un accordo, un’intesa con quest’orribile avversario, cercare il “male minore”. Su “Il Fatto quotidiano” di giovedì leggo  che Felice Casson ha paura della “sindrome dell’Aventino”, e Debora Serracchiani è “pronta a collaborare se serve al Paese”.  Con il Caimano? Altro che afasia…

venerdì 2 luglio 2010

GLI EROI DI DELL’UTRI ... E LA NOSTRA VERGOGNA

Non ho mai avuto particolare stima o simpatia per il senatore Dell'Utri: le cose che in passato ho letto su di lui mi hanno dato un'impressione abbastanza negativa. Quando anni fa era passato da Parma per lanciare i suoi Circoli del Buon Governo, avevo notato che le persone - almeno quelle che conoscevo io - che erano corse per aderire erano famosi imbroglioni - disonesti - bari, gente che cambia strada quando ti incontra  perché ti deve dei soldi oppure non ha pagato da anni le fatture, o cose del genere, e parlo di persone che conosco bene,  non per sentito dire.
Ho letto sui giornali che il giorno della sostanziale conferma della sua condanna in appello Dell'Utri ha voluto ribadire ai giornalisti la sua ammirazione per l’ “eroe” Mangano che preferì rimanere in carcere piuttosto che parlare di Berlusconi e di lui.  Mangano, il famoso stalliere della villa di Arcore era un mafioso pluriomicida condannato a due ergastoli.  Come può una persona sana di mente consideralo un eroe? Che cosa poi si deve pensare se questa persona è il cofondatore del partito di maggioranza relativa, che governa il Paese da tanti anni? Sono questi i valori del Pdl? Secondo me i ruoli si sono invertiti, i galantuomini non sono più di moda e i personaggi chiacchierati possono permettersi di fare il bello e il cattivo tempo. Ci sarò mai qualcuno del centro-destra che ci proporrà come eroi Don Milani, Giorgio La Pira oppure Monsignor Romero? Oppure siamo condannati a subire le esternazioni di leader che sognano di emulare Al Capone?  (perché no? Dopo tutto era un fervente anticomunista)
Comunque c’è stata anche qualche voce discordante nel campo conservatore: Su Ffwebmagazine ho letto un articolo molto critico di Federico Brusadelli,  poi ho letto una valutazione molto negativa del parlamentare Pdl Fabio Granata, per non parlare del tagliente giudizio della coordinatrice dei circoli giovanili del Pdl siciliano, Costanza Castello. Sono tutte persone però, che non appartengono alla “nomenclatura” del partito, sono in qualche maniera outsiders della loro coalizione.

29-06-10 DELL'UTRI: MANGANO RESTA UN MIO EROE  
(ASCA) - Milano, 29 giu - Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore considerato molto vicino alla mafia e condannato all'egastolo per duplice omicidio, resta ''un eroe'' per Marcello Dell'Utri. Lo ha chiarito lo stesso senatore del Pdl nel giorno della sua condanna in appello per concorso esterno in associazione mafiosa.
''Mangano - spiega Dell'Utri - e' stato il mio eroe. Del personaggio e' inutile stare a parlare, ma per me e' stato un eroe''.

Precisa Dell'Utri: ''Mangano era una persona detenuta in carcere e ammalata, e nonostante fosse stato sollecitato piu' volte dalla procura di Palermo a parlare di Silvio Berlusconi e di me, si e' rifiutato di farlo''. Un eroe, dunque, perche' ''se si fosse inventato qualsiasi cosa, sarebbe stato creduto e sarebbe stato immediatamente liberato. Invece si e' rifiutato, ha preferito restare in carcere senza accusare ingiustamente Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.

29-06-10 DELL'UTRI: GRANATA (PDL), RISPETTO PER SENTENZA MANGANO NON E' UN EROE  
(ASCA) - Roma, 29 giu - ''La condanna di Marcello Dell'Utri fara' certamente discutere e determinera' polemiche infinite tra le forze politiche e all'interno delle stesse. A caldo ci preme dire che, nel rispetto pieno della presunzione d'innocenza fino alla Cassazione non ci sono piaciute le dichiarazioni del senatore Dell'Utri su Mangano. Quest'ultimo infatti non e'certamente un eroe ma un mafioso conclamato. A Palermo in quegli anni ben altri sono stati gli eroi, ad iniziare da Paolo Borsellino e da chi ha dato la vita per una Italia libera dalle Mafie''.
Lo ha detto il parlamentare Pdl Fabio Granata, vice Presidente della Commissione Nazionale Antimafia, il quale ha aggiunto: ''La sentenza ha un dispositivo molto complesso e attendiamo di leggere le motivazioni. Certamente quello che ha giudicato Dell'Utri non era un collegio di toghe rosse ma era composto da magistrati moderati e ritenuti garantisti''.

Per approfondire:
I fratelli Karamafia di Marco Travaglio su il Foglio Quotidiano del  01 giugno 2010
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/i-fratelli-karamafia-2/35024/

Mangano un eroe? No, noi non ci stiamo di Federico Brusadelli  su Ffwebmagazine
http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=6601&Cat=1&I=immagini/PERSONAGGI/DellUtri_int.png&IdTipo=0&TitoloBlocco=Politica&Codi_Cate_Arti=27

sabato 26 giugno 2010

Gelmini e l'ora di centrali nucleari

da: http://www.mazzetta.splinder.com/post/22335731/Gelmini:+lezioni+di+fantascien
mercoledì, 03 marzo 2010

Gelmini: lezioni di fantascienza nucleare
Ha destato appena qualche ilarità e qualche velato accenno ai metodi fascisti, la recente uscita con la quale il ministro Gelmini ha annunciato che intende offrire agli studenti lezioni sul tema del nucleare.

Come accade sempre con gli annunci di Gelmini non si capisce bene cosa la signora abbia in mente e come dovrebbe funzionare l'idea a regime, ma ci sono robusti indizi che spingono a ritenere che l'iniziativa, qualora portata a buon fine, si risolverebbe nell'ennesima buffonata.

Una buffonata che potrebbe essere imitata per "spingere" altri temi, dalla bioetica agli OGM, le possibilità sono quasi infinite ed è per questo che roba del genere non è nemmeno concepibile in un paese civile, figurarsi proporla come una grande idea.

L'intenzione è evidente e Gelmini non ne fa mistero, si tratta di ". ..offrire al Paese conoscenze approfondite su un tema propedeutico a scelte politiche". Il Ministro dell'Istruzione riconosce che nel paese c'è un'opinione pubblica fortemente ostile al nucleare, opinione che rema contro le intenzioni del suo governo e che quindi il suo ministero ha pensato bene di: "... fare una corretta informazione sui rischi, che sono davvero limitati". Cioè di mobilitare l'Istruzione Pubblica per sostenere i piani del governo minimizzando i rischi, evidentemente in questo caso non basta nemmeno il dominio dei media e la complicità di parte dell'opposizione.

Un orrore mai visto, una stupidaggine fantastica che poteva essere partorita solo da un demente e dietro la Gelmini abbiamo la certezza che se ne muovano parecchi. È una cosa talmente stupida che mi hanno fatto sorridere anche quelli che hanno evocato il Minculpop, com'è possibile pensare di convincere i giovani con espedienti del genere?

Com'è possibile immaginare che nel bel mezzo della mobilitazione generale della scuola contro i tagli selvaggi e le follie di Gelmini, gli studenti possano essere convinti a cambiare opinione con le veline governative recapitate in classe? Un dilettantismo che si sposa perfettamente con la pietosa qualità del personale politico berlusconiano, selezionato in base alla fedeltà e non certo per cpacità che non siano quelle strettamente muliebri.

Gelmini non è uno scienziato nucleare e quindi ha pensato bene di rivolgersi agli specialisti, ma non ai fisici e nemmeno ad altri scienziati, sarà infatti assistita nella missione dal Ministero della Salute: "Insieme al ministro della Salute Fazio stiamo costituendo un tavolo con esperti di medicina, con il coinvolgimento degli enti di ricerca competenti."

Medici per l'ora (le ore?) di nucleare?

Scelta bizzarra, non solo perché c'è il rischio di rivedere all'opera Topo Gigio ormai disoccupato causa fallimento della pandemia suina. Il buonsenso vorrebbe che, al limite, si chiamassero scienziati a dimostrare la sicurezza degli impianti, anche se questa è indimostrabile e se si tratterebbe di una menzogna, ma è facile capire dove vuole andare a parare il governo: convincere gli studenti che le radiazioni nucleari non sono pericolose.

La strada è stata aperta dal simpatico professor Franco Battaglia, l'uomo che dalle pagine de Il Giornale detta la linea sull'energia ai seguaci di Arcore. Battaglia non è uomo da mezze misure, nega il riscaldamento climatico, nega l'apporto antropico, si oppone alle energie rinnovabili ed è persino contrario al risparmio energetico perchè, dice lui, i posti di lavoro si creano consumando energia e non risparmiandola.
Battaglia, nomen omen, molla le sue opinioni contundenti con grande facilità e vigore, scrive anche dei libri che però non sono esattamente pubblicazioni scientifiche, piuttosto favolette per semplici. Pubblica i suoi temini con la prefazione di qualche politico di destra e poi si chiude nel mutismo più assoluto, non rispondendo all'indignazione che puntualmente solleva nel mondo scientifico.

Il suo gradimento del nucleare, unica soluzione energetica praticabile secondo lui, è rafforzato dalla convinzione che le radiazioni non facciano poi così male. Particolarmente curiosa la sua tesi sulla pericolosità delle scorie: "Chi la dice non capisce che è, questo, un pregio e non un difetto dei rifiuti radioattivi: la pericolosità dei rifiuti radioattivi diminuisce nel tempo, fino ad esaurirsi del tutto; al contrario di ciò che accade per i (mille volte più voluminosi) rifiuti tossici altamente pericolosi che già produciamo, la cui pericolosità è, invece, per sempre".

berlusconi-thumb-330x330Baggianate che stonerebbero anche in bocca allo scienziato pazzo del fumetto di fantascienza, ma questo tizio è accreditato articolista in forza al PDL e questa sembra proprio essere l'idea raccolta dalla Gelmini. Non si tratta di spiegare il nucleare, ma di diffondere la balla secondo la quale le radiazioni non fanno male.

Geniale, solo un genio può arrivare a suggerire che " un deposito di rifiuti radioattivi non è, come irresponsabilmente strillano gli ambientalisti, una discarica radioattiva, ma è un centro di radioprotezione a tecnologia avanzata, e gli abitanti vicini a esso - oltre a godere dei benefici per la presenza di tal centro e per gli inevitabili compensi da chi vi alloca i propri rifiuti radioattivi - potranno vantarsi di essere, senza alcun dubbio, i cittadini meglio radioprotetti del Paese".

Un genio incompreso, per il quale: "L'allocazione sicura dei rifiuti radioattivi, lungi dall'essere un problema irrisolto, è invece, dicevo, un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile", poi poco importa che nella realtà nessun paese al mondo abbia ancora risolto il semplicissimo problema d'ingegneria che Battaglia risolverebbe alla radice rinunciando ai depositi definitivi e accontentandosi di quelli provvisori, importa zero che non siano sicuri e che consegnino il problema ai nostri figli, all'epoca Battaglia e amichetti avranno già incassato la loro ricompensa.

Quindi l'iniziativa del governo mirerà verosimilmente a spiegare agli studenti che le radiazioni non fanno male, e che chi vive vicino alle discariche nucleari sarà tanto controllato da potersi vantare di essere periodicamente sottoposto agli esami. Che però servono proprio a controllare se non si sta morendo per le "buone" radiazioni di Battaglia, ma questo magari lo saltano. Salto opportuno, come quello che gli esponenti governativi fanno ogni volta che dicono che ai vicini alle centrali daranno un sacco di soldi.

Un salto che non potrà sfuggire agli studenti, come non sfugge ai cittadini che se arrivano un sacco di soldi è perché risarciscono qualcosa, proprio quel rischio e quei danni che si negano sfacciatamente. Dettagli, per Il Giornale, Battaglia e per il PDL le balle non sono mai state un gran problema, nemmeno quando sono platealmente evidenti.

Spero proprio che la lezione sul nucleare riesca a concretizzarsi, viste le premesse ci sono ottime probabilità che sia molto istruttiva per gli studenti, che così potranno toccare con mano la differenza tra l'arrogante propaganda governativa e realtà scientifica e fattuale. Un'esperienza di vita vissuta molto istruttiva e offerta dal Ministro Gelmini. Incredibile, ma vero, poteva succedere solo per sbaglio.

Arriva a Genova la nave dei diritti ma nessuno ne parla

La Nave dei diritti

post pubblicato il 26/06/2010 su: http://ultapelon.blogspot.com/2010/06/la-nave-dei-diritti.html
Arriverà oggi nel Porto di Genova la NAVE DEI DIRITTI , una nave appunto che è partita da Barcellona ieri sera e arriverà in Italia questa sera. A bordo di questa nave ci sono mille italiani residenti all'estero che con questa iniziativa vogliono far sentire la loro voce e portare testimonianza di quello che è diventata l'Italia vista al di fuori dell'Italia.
Queste persone vedono la loro nazione sempre più alla deriva, con moltissimi diritti violati e vedono i suoi abitanti sempre più inermi di fronte ad un'informazione sempre più di parte ed imbavagliata.
Da questa sera a Genova molte iniziative per confrontarsi, per sapere come i nostri connazionali all'estero ricevono notizie che spesso a noi vengono alterate o negate.
L'Italia viene vista all'estero come una nazione dove la mafia ha sempre più potere, dove cresce il razzismo, l'arroganza e la repressione, oltre che il malaffare. Veniamo visti come una nazione dove mancano completamente proposte per il lavoro e l'occupazione e dove il disinteresse per il bene comune aumenta continuamente.
l'Italia è un paese sempre più delle leggi ad personam, della mancanza di spazi di aggregazione, libertà e democrazia.
Per questo motivo da Barcellona è partita questa iniziativa, che ha visto unirsi anche italiani provenienti da altri paesi d'Europa e che vedrà in Genova il punto di incontro per manifestare una voglia di cambiare rotta e ritornare ad essere la nazione della cultura, dell'accoglienza e della democrazia.




DA BARCELLONA A GENOVA, ATTRACCA LA NAVE DEI DIRITTI

da: http://www.nuovaresistenza.org/2010/06/26/da-barcellona-a-genova-attracca-la-nave-dei-diritti/

post pubblicato il 26/06/2010

Arriva oggi nel capoluogo ligure che nel 2001 ospitò l’anti-G8 la nave con a bordo un migliaio di attivisti italiani che vivono in Europa e che non vogliono assistere da lontano al degrado del nostro Paese. Ad attenderli, un comitato d’accoglienza che ha costruito una sorta di social forum. Per due giorni si discuterà di beni comuni, nucleare, salute, chilometro zero e decrescitaGENOVA. Sbarcare per protestare, sbarcare per dire che vogliamo un’Italia diversa, sbarcare per difendere la democrazia, sbarcare per dire che siamo diventati un paese xenofobo e in preda a paure irrazionali: si potrebbe continuare la lista almeno con altri 400 motivi diversi, quanti sono gli italiani residenti all’estero che oggi saliranno su un traghetto di linea a Barcellona per arrivare a Genova domani pomeriggio. Una folla colorata che arriva dalla Spagna, dalla Francia e dal Belgio anche in treno o in auto. Sono gli italiani all’estero che hanno organizzato ‘Lo Sbarco della Nave dei diritti’ scegliendo Genova, luogo simbolo dei diritti dopo il G8 del 2001. Così i genovesi, pezzetti di Genoa social forum e nuove realtà che dieci anni fa non c’erano, si sono trovate a fare i conti con l’organizzazione di un’accoglienza che più che una protesta vuole essere una festa, con la caccia ai luoghi dove mettere a dormire la gente e a sale e piazze dove discutere e incontrarsi.
Come concordato tra organizzatori italiani e gli sbarcanti alcuni mesi fa, una rete capillare e differenziata che va dai Cobas, all’Arci e alla Fiom per passare da soggetti vari come le associazioni legate al mercato equosolidale, al consumo a chilometro zero piuttosto che a consumi ridotti e consapevoli, ci sarà una grande festa domani e 5 piazze tematiche domenica 27 giugno.
«Non pensavamo che potesse essere così impegnativo – commenta una delle organizzatrici, Rita Lavaggi, impegnata nel Ponente social forum nel 2001, poi in battaglie cittadine come la difesa del parco di Villa Rosa (pollice verso, il parcheggio si fa), candidata alle scorse comunali per Rifondazione comunista-Sinistra europea – abbiamo creato su due piedi una mailing lista di un centinaio di persone, ma il gruppo di coordinamento conta 15 soggetti, in pratica tre per piazza».
Mentre stampa febbrilmente le prime copie a colori dei fogli con le cinque piazze tematiche alle quali dare un’ultima occhiata, Rita racconta un po’ del 27: «Anche i luoghi scelti hanno un senso, ad esempio al Parco dell’Acquasola, già rovinato da un cantiere della metropolitana e dove si rischia venga costruito l’ennesimo parcheggio sotterraneo, sarà dedicata al Diritto alla cura dell’ambiente e al futuro, ci saranno associazioni come Terra, i coltivatori bio e le associazioni ambientaliste. Si parlerà dei beni comuni, del nucleare, di salute, chilometro zero e decrescita. Come le altre piazze, ogni luogo è articolato su un diritto ma poi diventa a cascata contenitore per altri».
Il Diritto al sapere e alla bellezza avrà la sua piazza a Sarzano con spazi concessi dalla Facoltà di architettura dell’università di Genova, dove si parlerà di scuola, arte, cultura. Ci saranno gli orchestrali del Teatro Carlo Felice che hanno appena firmato una pax col consiglio d’amministrazione, i precari della scuola, l’Onda, i docenti universitari in lotta, ma anche una delle scuole elementari più multiculturali della città, la Daneo, e poi Emergency. «Si parlerà anche di Bellezza perché cultura è anche quello e introduce un concetto di dignità altra rispetto a quella divulgata dai media e dai nostri governanti».
Per il Diritto alla dignità del lavoro in via Garibaldi, a Palazzo Tursi e Rosso, ci saranno i laboratori organizzati da una realtà toscana, ‘Mai piu’ disoccupati’, e tavoli tematici con la Fiom o letture di Generazioni di donne. A Tursi è stata organizzata anche una ‘Mantratona’, con i disoccupati toscani a leggere a più riprese gli articoli 1, 4 e 11 della nostra Costituzione. Un portavoce spiega che sarà una prova generale per il 29 giugno quando a Viareggio si terrà la commemorazione per le vittime del treno deragliato un anno fa.
La carrellata di parole, discussioni e idee continua a Matteotti col Diritto alla pace, un cavallo di battaglia del Centro documentazione per la pace che come Rete contro il G8 ha sempre mantenuto fede a un appuntamento settimanale: l’ora di silenzio ogni mercoledì sera a piazza De Ferrari per documentare i passanti sulle spese militari, le missioni all’estero, quelle in Afghanistan piuttosto che la Palestina. Insieme a loro ci saranno il Comitato per la pace Rachel Corrie, Mafalda, Amnesty e altri. Infine intorno alla Commenda, a un passo da via Prè, nella zona d’incontro dei latino americani e una delle aree più abitate dagli immigrati africani, si discuterà di Diritti alla differenza, «immigrati, gay, donne disabili», sintetizza Rita.
«Lo Sbarco è nato come un’accoglienza degli italiani che vivono all’estero ed è diventata una cosa enorme – riprende Lavaggi – praticamente una due giorni per dare voce e spazio a tutte quelle persone che senza fare cose eclatanti, col loro impegno, dal 2001 a oggi, non hanno smesso di combattere questa deriva e hanno cercato di tenere insieme un tessuto che si sta sfaldando. Genova è una città accogliente – ammette Rita – quindi lo Sbarco non è una forzatura ma un incontro felice. Abbiamo la consapevolezza di aver contribuito a creare una cosa che ha grande significato aggregante soprattutto fra i giovani, non parla politichese, è rimasta libera e autonoma e ha avuto la capacità di aggregare persone che non si riconoscono in partiti. Certo non è un altro G8 ma un modo per riprendere le fila».
Così, stabilito che su nessun palco salirà un politico, che realtà varie parteciperanno senza bandiere (persino il Popolo viola pare abbia rinunciato a sciarpe e magliette), gli organizzatori raccontano che è stato tutt’altro che facile combinare idee, progetti e linguaggi. «Le associazioni coinvolte nel G8 sono per lo più sparite – dice Rita – ci siamo trovati fra gente che ha voglia di collaborare, ma spesso ha fatto scelte di vita individuali, tipo vado a vivere in campagna, riduco i consumi. Dicono di farlo per salvare prima di tutto se stessi, mica gli altri. Noi un tempo pensavamo che da soli non si ottenesse niente».
Sorpresa, però, si sono affacciate nuove realtà. Ad esempio l’associazione Nuovi profili, italiani per antenati e italiani recenti con genitori immigrati, che non amano essere chiamati ‘seconda generazione’ e neppure terza ed erano tra i promotori dello sciopero internazionale del lavoro degli immigrati del Primo marzo scorso. Uno dei loro portavoce, Simohamed Kaabour, 28 anni, studente e lavoratore, commenta che hanno deciso di aderire perché «lo Sbarco è un evento particolare, una delle poche esperienze trasversali, una piattaforma nella quale si presentano varie realtà e ci è piaciuta perché se la sensazione è che oggi il lavoro sociale in Italia sia fatto dai singoli, in questo evento invece tutti si muovono insieme».
Kaabour racconta che Nuovi profili si aggregherà a diverse piazze, da quella del lavoro a quella dei diritti, perché «sentiamo sulla nostra pelle la precarietà anche quella dei diritti più elementari, a fronte di una società e anestetizzata che non trova la maniera di reagire. Questi eventi non influiranno su nessuna decisione del governo italiano – dice con convinzione – ma sono un esempio perché chi non riesce a reagire veda che la maggior parte delle persone sono disposte a cambiare le cose o vorrebbero che cambiassero».
Tra le curiosità, lo Sbarco diventerà anche un film grazie alla regista Adonella Marena (autrice tra l’altro del film sui No Tav ‘Il cartun d’le ribelliun, da Venaus a Roma a passo d’uomo’) che s’imbarcherà a Barcellona per arrivare e riprendere Genova. Per poi far ripartire i manifestanti su una nave alla fine della due giorni.


Per ulteriori informazioni si può consultare il sito dei promotori dll'iniziativa:  http://www.losbarco.org/

nave dei diritti, democrazia, Italia,
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giovedì 24 giugno 2010

Dopo l'ora di centrali nucleari adesso la Gelmini vuole insegnare il berlusconismo nelle scuole

  
La Gelmini: "Portiamo il berlusconismo nella cultura"

da http://www.agoravox.it/La-Gelmini-Portiamo-il.html
post pubblicato il 21 giugno 2010

Il ministro dell’Istruzione ha intenzione di promuovere il berlusconismo nelle scuole e nella cultura. L’ha detto a Il Giornale. E a me ha fatto paura. E ricordato un libretto che girava durante il fascismo.
La Gelmini: "Portiamo il berlusconismo nella cultura"
Ce n’è di gente da aggiungere alla lista dei peggiori: una schiera di inetti e facilitati, catapultati su poltrone che neppure pensavano esistere. Una sciagura: la gestione del Paese nella valigetta di perfetti incapaci.

E allora si piazzi pure quello stinco di santo di Brancher al Federalismo, a far coppia al “quasi-deambulante”, al secolo Umberto Bossi. Si scalfisca la figura istituzionale all’estero con ministri della fatta di Franco Frattini. Si citi un inqualificabile Calderoli a sbianchettare norme senza spiegarne la logica. Ma a me, a dirla tutta, preoccupa la Gelmini.

Lo leggi sul Giornale di ieri: il ministro dell’Istruzione ha intenzione di

    Proporre il berlusconismo, una conquista del Paese che vogliamo difendere non solo all’interno del Pdl ma anche in un ambito culturale in cui vige l’egemonia della sinistra, che pensa che il centrodestra sia privo di identità culturale. Invece il berlusconismo ha cambiato la politica e il Paese, richiamandosi alla rappresentanza popolare, alla chiarezza dei programmi e del linguaggio, al legame con gli elettori. Non è qualcosa da mettere tra parentesi, come vorrebbe la sinistra che propaga la sua retorica del pessimismo. Ma proprio perché è un momento di crisi e di difficoltà non si può diffondere sfiducia ma è necessario puntare sull’ottimismo della volontà.

Sì. Chi decide su scuola e formazione vuole instillare il germe del berlusconismo nelle aule, nella cultura. Insieme a Frattini e Bondi “abbiamo voluto agire nelle roccheforti della sinistra: la scuola, l’università”.

A me fa paura lei. Perché il suo è un dicastero fondante, è l’ossatura della società dei prossimi anni. Non sarà sufficiente cambiare montatura degli occhiali a ogni conferenza pubblica, come il ministro insegna. Spaventarsi prima, prego. Prima che ai bambini tocchi imparare che lui, Silvio Berlusconi,

    è un figlio del popolo venuto dalla miseria. E’ l’uomo più grande e più buono del mondo. Egli in un decennio ha fatto diventare l’Italia la prima nazione del mondo
    (“Libro Fascista del Balilla“, Vincenzo Meletti, adottato nelle scuole nel ‘34)

No perché ieri l’ha già detto.



Insegnare il berlusconismo nelle scuole

da: http://ladridimarmellate.blogspot.com/2010/06/insegnare-il-berlusconismo-nelle-scuole.html
post pubblicato il 24 giugno 2010

L'obiettivo di Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, è sconcertante:

    Proporre il berlusconismo, una conquista del Paese che vogliamo difendere non solo all'interno del Pdl ma anche in un ambito culturale in cui vige l'egemonia della sinistra, che pensa che il centrodestra sia privo di identità culturale. Invece il berlusconismo ha cambiato la politica e il Paese, richiamandosi alla rappresentanza popolare, alla chiarezza dei programmi e del linguaggio, al legame con gli elettori.

L'identità culturale del berlusconismo è fatta di 3 reati estinti per prescrizione, 2 reati estinti per intervenuta amnistia, 2 Assoluzioni per variazioni della legge (leggi ad personam), 2 Archiviazioni per variazioni della legge (leggi ad personam), leggi incostituzionali, menzogne, accordi con capi di stato criminali, guerre mascherate da missioni di pace, razzismo, crimini contro l'umanità, corruzione, evasione fiscale, conflitto d'interessi, appartenenza ad associazioni segrete illegali (P2), legami mafiosi, culto della personalità tipica del fascismo, teledipendenza e la reiterata rappresentazione di una femminilità grottesca, volgare e umiliante.

Insegnare il berlusconismo nelle scuole... pensateci.

Spiagge pulite in tutta Europa, tranne che in Italia

di Marco Mancini http://www.ecologiae.com/spiagge-pulite-italia-europa/17366/
Se avete in programma di trascorrere le vostre vacanze estive prendendo la tintarella in spiaggia e facendo tuffi in un mare rinfrescante e pulito, non scegliete l’Italia. O almeno è questo che viene detto dall’Europa. Il Paese con più spiagge al mondo è anche quello con il maggior numero siti di balneazione costiera vietata a causa di qualità inadeguata dell’acqua rispetto a qualsiasi altra nazione europea.

In generale, che si tratti di acqua di mare, fiume o lago, in Europa la pulizia e la qualità continuano a migliorare, tranne che nel nostro Paese, come affermano gli osservatori dell’UE in una relazione pubblicata recentemente. Secondo l’ultimo Rapporto sulla qualità della balneazione della Commissione europea,il 96% delle spiagge costiere dell’UE ha soddisfatto gli standard minimi [come hanno fatto] il 90% delle spiagge vicino a fiumi e laghi.

Questo segna un notevole miglioramento negli ultimi due decenni, soprattutto per le acque interne, dato che solo il 52% delle spiagge soddisfacevano gli standard nel 1990. Dal punto di vista del mare, le spiagge di Cipro, Francia, Grecia e Portogallo sono classificate come le più pulite tra le zone a maggior attrazione turistica. Il rapporto poi aggiunge:

Tuttavia, circa il 2% delle zone costiere di balneazione doveva essere bandito nel 2009 e la maggior parte di queste si trovano in uno Stato membro, l’Italia. Inoltre, solo il 46,4% dei siti di balneazione interni italiani hanno soddisfatto i livelli minimi di qualità dell’UE lo scorso anno, in calo del 19,4% dal 2008. I risultati hanno spinto il commissario all’ambiente dell’Unione europea ad ammettere che non sarebbe andato in vacanza in quel Paese.

Per un tuffo nei fiumi e nei laghi, Finlandia, Francia, Germania e Svezia sono le migliori località europee. Certo è che dopo aver sbandierato l’aumento della qualità delle nostre coste che hanno ottenuto il record di bandiere blu, una valutazione così negativa non farà altro che tagliare le gambe al buon nome dell’Italia.

vacanze, spiaggia, mare, divieto di balneazione, siti di balneazione

domenica 20 giugno 2010

PER SALVARE IL LORO UOMO HANNO CREATO UN NUOVO -INUTILE- MINISTERO

Brancher ministro: il 26 giugno doveva essere processato
da: http://steff2410.tumblr.com/post/713819265/brancher-ministro-il-26-giugno-doveva-essere-processato
Ieri il premier non ha mostrato certo una spiccata sensibilità istituzionale proponendo al Presidente della Repubblica Napolitano, che ovviamente non poteva far altro, la nomina di Aldo Brancher a ministro per l’attuazione del federalismo. Si è trattato infatti di una scelta, secondo quello che dicono a Palazzo Grazioli e nel Pdl, spiegabile solo con l’esigenza di evitargli, in virtù della nuova legge sul legittimo impedimento, il processo per la vicenda Antonveneta che lo vede imputato di appropriazione indebita con l’accusa di aver ricevuto versamenti in contanti da Giampiero Fiorani...

Brancher nuovo Ministro del Federalismo. L'ex uomo Fininvest che piace a Bossi. Tra guai giudiziari e politica
 
da: http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=2136
... Deputato della Repubblica. Eletto in Veneto. È stato il regista del nuovo accordo tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, che ha portato la Casa delle libertà alla vittoria elettorale del 2001. Era prete paolino e manager pubblicitario di Famiglia cristiana. Don Aldo, giovane e brillante, era il braccio destro del mitico don Emilio Mammana, che aprì il primo ufficio pubblicità di Famiglia cristiana a Milano, facendo uscire il settimanale dall'ambiente provinciale di Alba e dalle sacrestie. Grazie a don Mammana, Famiglia cristiana divenne uno dei settimanali italiani più venduti e più ricchi di pubblicità. Accanto a don Mammana c'era sempre lui, don Aldo, pretino giovane e spregiudicato, guardato con un po' d'apprensione dalle segretarie, per via dei suoi modi, non proprio da prete fedele al voto di castità. I soldi che faceva girare erano tanti e il ragazzo era svelto. Forse troppo. Tanto che don Zega, allora direttore di Famiglia cristiana, arrivò ai ferri corti con don Aldo. Sarà per questo, o per una donna che era entrata stabilmente nella sua vita, ma comunque Brancher lasciò i paolini, cambiò vita, abbandonò il sacerdozio. Ma non la pubblicità: divenne collaboratore di Fedele Confalonieri e manager di Publitalia, la concessionaria di pubblicità della Fininvest. "Don Aldo sta facendo carriera", dicevano di lui i suoi vecchi colleghi di Famiglia cristiana. La carriera sembrò interrompersi nel 1993, quando fu arrestato da Antonio Di Pietro per tangenti (300 milioni al ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, per la pubblicità contro l'Aids assegnata dal ministero alle reti Fininvest). È subito ribattezzato "il Greganti della Fininvest" perché in cella non aprì bocca, non raccontò i segreti delle tangenti Fininvest. Condannato (in appello) a 2 anni e 8 mesi per falso in bilancio e violazione della legge sul finanaziamento ai partiti. Per la sua fedeltà aziendale fu premiato: divenne responsabile di Forza Italia nel Nord e poi, nel 2001, candidato alla Camera in Veneto, eletto senza problemi e subito nominato da Berlusconi sottosegretario alle Riforme e alla devoluzione. Lavora accanto al neo-ministro Umberto Bossi, che ha convinto ad abbandonare i toni anti-Berlusconi per allearsi nel 2001 con Forza Italia.

venerdì 18 giugno 2010

Digitale terrestre, fregatura spaziale (2)

Tv/ Tribunale Ue boccia ricorso Mediaset su aiuti per decoder. Vanno restituiti aiuti di Stato per passaggio digitale terrestre

Post pubblicato il 15 giu 2010 su:
http://www.dailyblog.it/

Bruxelles, 15 giu. (Apcom) – Il Tribunale di primo grado dell’Ue, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, ha respinto il ricorso di Mediaset contro la decisione del 2007 con cui la Commissione europea aveva imposto il recupero dei contributi pubblici per i decoder, concessi a favore delle emittenti digitali terrestri che offrivano servizi di televisione a pagamento.

Il Tribunale Ue ha confermato il giudizio della Commissione, secondo cui i contributi per i decoder, che avevano permesso alle emittenti di promuovere i loro servizi a pagamento sul digitale terrestre, costituiscono un aiuto di Stato e devono essere recuperati, in quanto si tratta di una misura non neutrale dal punto di vista tecnologico, che attribuisce alle emittenti digitali terrestri un vantaggio indiretto a danno delle emittenti satellitari.

Nell’ambito del passaggio al digitale terrestre, avviato in Italia nel 2001 e il cui completamento previsto per il novembre del 2012, la legge finanziaria del 2004 aveva deciso un contributo pubblico di 150 euro per ogni utente che avesse acquistato o locato un apparecchio per la ricezione di segnali televisivi digitali terrestri. Lo stesso aiuto veniva rifinanziato, nel 2005, per un importo ridotto a 70 euro. Il limite di spesa del contributo ammontava, per ogni anno, a 110 milioni di euro.

Successivamente, a seguito delle denunce presentate da emittenti satellitari (in particolare, Centro Europa 7 Srl e Sky Italia Srl), la Commissione aveva avviava un procedimento formale di indagine e, nel 2007, aveva qualificato il contributo pubblico per i decoder come aiuto di Stato a favore delle emittenti digitali terrestri che offrivano servizi di televisione a pagamento, in particolare servizi “pay per view”, nonché di operatori via cavo fornitori di servizi televisivi digitali a pagamento.

Per la Commissione, sebbene il passaggio alla radiodiffusione televisiva digitale costituisse un obiettivo di interesse comune, il contributo risultava sproporzionato e non evitava inutili distorsioni della concorrenza. In particolare, stabiliva la Commissione, non applicandosi ai decoder digitali satellitari, la misura non era tecnologicamente neutra. La decisione di Bruxelles imponeva all’Italia di procedere al recupero, nei confronti dei beneficiari (ossia le emeittenti digitali terrestri), dell’aiuto e dei relativi interessi.

Contro la decisione della Commissione Mediaset aveva presentato un ricorso presso il Trbunale di primo grado, al fine di ottenerne l’annullamento, ma con la sentenza di oggi il Tribunale lo ha respinto in toto.