lunedì 22 marzo 2010

elastic rock

Un amico mi ha segnalato l'esistenza di un blog davvero interessante: si chiama "Elastic Rock" (http://elasticrock.blogspot.com/) si autodefinisce THE BIG MUSIC VIRTUAL MUSEUM.
E' un sito dove si trovano links per scaricare musica, inutile dirlo. Ma a differenza di tanti blog simili, la musica che viene proposta da scaricare non è piratata, anzi è tutta originale e copre grosso modo il panorama jazz-rock-fusion-progressive rock degli anni settanta e ottanta. Si tratta di registrazioni effettuate da privati (spettatori) spesso con mezzi di fortuna, ma non è certo la qualità che conta ma il valore della testimonianza storica di tanti momenti irripetibili che non si possono trovare in commercio, infatti non c'è nenanche un concerto pubblicato di CD (oppure LP). Comunque il sito funge da tracker e non ospita materiale audio o video. Date un'occhiata all'elenco degli artisti dei quali sono disponibili concerti registrati e vi renderete conto del grandioso lavoro che hanno fatto gli amici di elastic rock:
ART ENSEMBLE OF CHICAGO
BRIAN ENO
CAN
CARAVAN
COLOSSEUM
CROSBY STILLS NASH
DON CHERRY
DONALD FAGEN
 DOORS
EAST OF EDEN
EMBRYO
FRANK ZAPPA
GARY BURTON
GATO BARBIERI
GENESIS
GENTLE GIANT
GONG
HATFIELD + THE NORTH
HENRY COW
HERBIE HANCOCK
HUGH HOPPER
JEAN-LUC PONTY
JETHRO TULL
JOE ZAWINUL
JOHN MARTYN
JOHN SURMAN
JULIAN PRIESTER
JULIE DRISCOLL
KEITH JARRETT
KING CRIMSON
MAHAVISHNU ORCHESTRA
MARK-ALMOND
MATCHING MOLE
MILES DAVIS
NATIONAL HEALTH
NUCLEUS
OREGON
OZRIC
PAUL BLEY
PETER HAMMILL
PINK FLOYD
RALPH TOWNER
ROBERT FRIPP
ROBERT WYATT
SOFT MACHINE
STEVE HILLAGE
STEVE WINWOOD
SURMAN BRUCE HISEMAN
TANGERINE DREAM
TERRY RILEY
TONY WILLIAMS LIFETIME
TRAFFIC
VAN DER GRAAF GENERATOR
VOLKER KRIEGEL
WEATHER REPORT
XTC

giovedì 11 marzo 2010

Mara Carfagna e il voto alle donne

 Cito da Polisblog
... Mara Carfagna:  "In Italia paghiamo un grande ritardo: le donne hanno guadagnato il diritto di voto soltanto nel 1960" 
 L'affermazione del Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, rilasciata lunedì sera (8 marzo 2010)  su Rai2, nel corso della trasmissione "Punto di Vista", è irrimediabilmente falsa: la data giusta è infatti, come tutti sanno, quella del 1946.
Non contenta del proprio errore, la Carfagna ha proseguito affermando che le donne..
"..fino al 1919 erano sottoposte ad autorizzazione maritale, il delitto d'onore è stato abolito nel 1980, la riforma del diritto di famiglia è del 1970?
Di tutte queste date, solo quella del 1919 è giusta: il delitto d'onore è stato abolito infatti nel 1981, mentre la riforma del diritto di famiglia è del 1975.  ...
Non meraviglia la superficialità della ministra, è tipico per gli esponenti del suo schieramento elencare date, cifre,  percentuali che spesso si rivelano inesatte, fa parte del loro modo di apparire informati e competenti, tanto il cittadino medio non capisce niente e  chi capisce qualcosa difficilmente voterebbe per loro.  Stupisce invece la leggerezza con la quale la ministra ha "riscritto" in qualche modo la storia italiana, dimostrando di avere una vaga idea di quello che furono il dopoguerra e gli anni cinquanta per il nostro paese.  (la legge Merlin per fare un esempio: forse la ministra ha dimenticato l'esistenza di questa legge e della senatrice che l'ha proposta).

giovedì 25 febbraio 2010

Pensieri assolutamente condivisibili

 Leggo sul blog eretici:

Lettera di Stefano a De Magistris

Ho seguito il dibattito da Santoro…


Purtroppo è peggio di quanto fin qui intuito:

la cultura dei soldi ha preso il sopravvento sulla cultura del lavoro: Berlusconi rappresenta esattamente il modello che la maggioranza degli italiani aspira ad essere o (magari in piccolo) è. La sua cialtroneria risponde allo stile di vita di chi, dai videopoker ai quiz televisivi, dall’abuso edilizio alla panchina spaccata a calci, non ha etica professionale, sociale e, meno che mai, l’onestà e il rispetto degli altri come valori fondamentali della vita.

La rinuncia alle ideologie ed a valori storici della sinistra, conseguente e scatenante l’invasione di soggetti spregiudicati e collusi con le mafie, ma bravi portatori di voti di scambio, rende necessario, per chi vuole fare politica onestamente, l’abbandono (finalmente) dei partiti “storici” al loro destino.

I leaders politici vengono consacrati dalla tv… la scelta è funzionale al potere: Berlusconi è attivo e passivo. È una logica ereditata dagli USA, ma da noi aggravata dalla mancanza di coscienza del diritto dei cittadini che in America è, invece, ben radicata e pone paletti insormontabili, anche per i Presidenti. Mediaticamente le regole (e soprattutto la dinamica) sono simili a quelle del poker: chi sa bleffare e chi ha più soldi vince. Polli eccellenti?..: Bertinotti vale per tutti.

Berlusconi compra tutto. Quello che non riesce a comprare viene svuotato di valori, ridicolizzato o “virtualizzato”: l’amore, l’amicizia, l’onestà, ecc. diventano argomenti esaltanti solo nelle fiction, nei salotti televisivi, ma sempre al pari dei loro contrari. Interesse personale , spregiudicatezza negli affari e nelle relazioni, spirito da puttaniere, furbizia e soldi risultano alla fine vincenti e si beffano di etica, giustizia e educazione civica. Strategie di marketing e persuasioni occulte applicate alla cultura, ai significati ed alla politica: scandalose foto in una quotidiana parata di culi; drogati di serie A, B e C sputtanati o perdonati; giudici, imputati, vittime e assassini, tutti nello stesso calderone, negli stessi partiti. E la gente compra e vota per vincere facendo vincere qualcuno, o meglio, puntando sul vincente. Cosa si vince?... la vittoria. L’alternativa è essere “perdenti”. Anni fa questo termine non esisteva.

In questo clima tutto diventa giustificabile. Il furto o l’appropriazione indebita, il millantatore e il porco. La ventata di omissioni che per anni hanno coperto mazzette, tangenti e assunzioni pilotate è ben più colpevole dei colpevoli. Un sistema dove, come a poker, se vuoi realizzare i tuoi sogni, devi accettare regole e giocatori. Conosco tante persone per bene costrette ad accettare queste regole per poter accedere a un finanziamento, ad un posto di lavoro, al riconoscimento di un’invalidità, ecc.

… E non devi sputare nel piatto dove mangi.

Ho vissuto in prima persona, in tante occasioni, il mortificante avvilimento di valori così solidi nella mia famiglia e così ridicoli e inutili nei rapporti con gli enti pubblici.


Che fare?


Individuare forme di movimento che rimettano al centro delle rivendicazioni

il rispetto per l’altro

Il riconoscimento delle capacità produttive e creative a prescindere dal loro valore di mercato

Il diritto alla dignità, cioè ad un lavoro, ad una casa, alla salute ed all’istruzione.


Immagino un comitato civico nazionale contro il degrado dei valori. Una struttura con possibilità di controllo e denuncia, con possibilità di costituzione in giudizio e di rappresentatività sul territorio.

Un manifesto costitutivo che delinei finalità di partecipazione e controllo sulla gestione della pubblica amministrazione da parte di cittadini “per bene”.


Berlusconi dice che la magistratura ce l’ha con lui. In effetti, sembra quasi che i magistrati agiscano in nome proprio. L’unico modo per riaffermare il senso (ovviamente penso che la magistratura non l’abbia mai perso) dell’azione legale nei confronti di chi ci governa (e penso a maggioranza e opposizione) è quello di svincolare i soggetti dall’insieme istituzionale con denunce precise, da parte di cittadini liberi, di chi amministra nel malaffare.

Ecco… anche sulla crisi, il controllo dei cittadini liberi sui bilanci societari, sui finanziamenti e le agevolazioni, sulle violazioni del diritto al lavoro e sull’ecosostenibilità delle produzioni.

E, ancora, sul territorio, perseguendo quelli che dovevano badare che quella panchina non fosse presa a calci o che le ville a Ischia non fossero costruite.

I valori della vita: riportare senno negli atteggiamenti sociali, nei consumi, sia in senso di qualità che di salute, nell’educazione civica.

La dignità e il senso di umanità è in ognuno di noi. Tutto sta a svegliare da questo torpore gli italiani. Credo che esista una via di ricongiunzione di persone “per bene” e libere (dalle guerra per le poltrone e da interessi personali) per queste finalità. Ed è una linea trasversale alla società ed ai partiti.

Riuscire ad immaginare un mondo diverso è l’unica possibilità di vincere il male.

È possibile parlarne senza pregiudizi? È possibile essere finalmente veri nella politica? Esistono persone disponibili a fare “il partito” e basta? Credo di sì.

Io sono disponibile. Ciao.


Napoli, 5 febbraio 2010

domenica 21 febbraio 2010

Come rendere maggiormente visibile il vostro blog

Sul blog natulalisticamente ho trovato questo curioso post:
" Come rendere maggiormente visibile il vostro blog
Come? Tu sei arrivato qui cercando questa frase, quindi inserendo questa frase nel tuo blog automaticamente tutti quelli che cercheranno maggiore visibilità verranno a trovarti...
Questo si dice in giro, chissà se funziona...
Lasciate i vostri improperi nei miei confronti voi che siete arrivati sin qua cercando di aumentare la visibilità del vostro blog... (o i vostri ringraziamenti se il trucchetto ha funzionato).
Rendi il tuo blog più visibile, ricercabile, trovabile, leggibile...."

domenica 14 febbraio 2010

Erikoussa a Manhattan: emigrati a New York negli anni ‘50


Su http://gazikapllani.blogspot.com/ ho trovato questo pezzo che ho tradotto alla meglio e riporto qui. Non è certo un’opera letteraria, ma mi sembra una significativa testimonianza dalla quale si possono trarre molti spunti per riflettere…

“…
Dr Spyros Orfanos, psicoanalista e ricercatore, direttore dell’University Psychoanalytic Clinic dell'Università di New York, nel suo "Diario delle frontiere” racconta i suoi viaggi esistenziali e quelli dei suoi genitori ...

"Sono nato nel 1951 a New York. In un posto chiamato French Hospital, che non esiste più. Allora gli ospedali erano confessionali, principalmente ebraici o cattolici... "
Gli immigrati avevano timore di andare negli ospedali 'normali', perché controllati dalla gente del posto, i bianchi protestanti anglosassoni. Quindi i vari gruppi etnici avevano creato i propri ospedali e le loro scuole. Sono cresciuto a Manhattan, in un condominio popolare, destinato a gente povera. Eravamo al quinto piano, accanto a noi c’era una famiglia serba e una di Puerto Rico. Il gabinetto era fuori dall'appartamento. Sono cresciuto in un quartiere povero, proletario. C’era molta gente che veniva dai balcani, il quartiere era chiamato “la città greca”, all’ottava Avenue tra la 23ma e la 34ma strada. C'erano drogherie greche, bar notturni e una grande chiesa ortodossa, Aghios Eleftherios.

Mio padre è arrivato in America illegalmente. È scappato dalla nave dove lavorava come operaio a Baltimora nel 1948. Molti dei miei parenti erano venuti in America nello stesso modo. Mi ricordo ancora i poliziotti dell’Ufficio Immigrazione (i “preti” come li chiamavano i greci) che li venivano a cercare. Li prendevano, li mettevano in prigione e in seguito venivano espulsi dal Paese. Era terribile. Alcuni tornavano. Mio zio, lo zio Giannis, è stato preso ed espulso cinque volte. Alla sesta volta ce l’ha fatta. Di solito gli espulsi oppure chi voleva entrare illegalmente negli Stati Uniti andava a lavorare come operaio o mozzo nella marina mercantile (era semplice allora). Dopo mesi oppure anche anni di viaggio, prima o poi la loro nave attraccava ad un porto statunitense, New York o New Orleans. Coglievano quindi l’occasione, di solito durante la notte, scappavano dalla nave ed entravano in America...

Mio padre non parlava mai di questa sua esperienza, dovevo chiederglielo io. Parlava però con i suoi amici. Dalle conversazioni dei grandi mi rimane la sensazione di paura verso i poliziotti dell’Ufficio immigrazione. Solo quando sono diventati cittadini americani questa paura si è affievolita. Mi ricordo ancora che i miei genitori e i miei parenti si sentivano ansiosi e terrorizzati di fronte ai funzionari pubblici, ai timbri, alle pratiche e le procedure per ottenere certificati. C’era sempre il timore che qualcosa potesse andare storto. Qualche volta, adesso, con amici e conoscenti che vivono in America come immigrati faccio la battuta: "Mi faccia vedere i documenti!", mi fermo però subito. Perché mi ricordo che per la mia famiglia questa era la paura più grande. Che qualcuno li potesse fermare per strada e chiedere: 'Posso vedere i vostri documenti? ". A quel tempo i greci non erano benvenuti. Le porte per gli immigrati che venivano dai Paesi Mediterranei erano chiuse ermeticamente. A meno che uno non venisse dai Paesi del Nord Europa. La xenofobia e il razzismo imperavano, era in vigore la politica del contingentamento (per ogni Paesi veniva stabilita una quota massima di immigrati, nota mia). Le porte si aprirono di nuovo nel 1964. Ci sono state due grandi ondate di immigrati greci in America. La prima dal 1890 fino al 1924 e la seconda negli anni ‘60 fino ai primi anni '70. Mio padre è venuto tra queste due ondate, quando la maggior parte dei greci entrava in America illegalmente.

Mio padre e mia madre sono nati e cresciuti in una piccola isola di Corfù, la Erikousa, dove l'Adriatico incontra il Mar Ionio. Erano già sposati, quando mio padre è venuto in America. Mia madre è venuta qui per rimanere incinta e poi tornare all'isola ma non è più tornata. Mio nonno, il padre di mia madre, era venuto molti anni prima in America ed aveva ottenuto l cittadinanza americana. Aveva un piccolo ristorante a Manhattan, "Pure Food» si chiamava. Oggi lo vedo dalla finestra del mio ufficio presso la clinica dell’Università di New York dove sono direttore. I miei genitori non parlavano l’inglese, forse perché non volevano essere assimilati. Hanno vissuto con il sogno di tornare in patria.


Fino all’ età di sette anni non parlavo inglese. I miei mi hanno mandato alla scuola greca. Mi ricordo la mia insegnante, la signora Filippa. Era una narratrice incredibile. Quando sono andato alla scuola americana, gli insegnanti pensavano di avere a che fare con un ritardato mentale, perché non parlavo inglese. Poi qualcuno ha detto: "Ma se è così bravo in aritmetica, non può essere ritardato”. Amavo la scuola. Mio padre aveva fatto solo le elementari. Ma mi ha insegnato la tavola pitagorica. È stata la prima volta che mi sono sentito vicino a lui. Mio padre lavorava per tutto il giorno senza riposo. Faceva il fornaio. L’ho visto andare in vacanza per la prima volta nel 1959. Siamo partiti insieme e siamo andati in Grecia, a Erikousa. Ci sono voluti sette giorni di viaggio con "Queen Frederica". Erano undici anni che non vedeva sua madre. Ereikoussa allora non si poteva trovare sulle mappe, solo su quelle militari. Gli isolani che emigravano vivevano sempre con l’ansia di non poter mai più tornare indietro. Pur non essendo mai stato lì, conoscevo tutto sull’isola. Posso dire che per me Manhattan era un prolungamento di Erikoussa. Mia madre mi parlava continuamente della sua isola, quanto era bella e meravigliosa. Mi parlava in particolare del periodo dell’occupazione tedesca e del terrore che incutevano i nazisti. Gli isolani hanno perso la loro innocenza allora. Prima erano pescatori e marinai. Con l'occupazione tedesca, il volto terribile del mondo esterno ha invaso la loro casa. Quando hanno occupato l’isola gli italiani, non si erano spaventati, forse perché la maggior parte di loro parlava italiano. La famiglia di mia madre ed altre famiglie hanno nascosto degli ebrei che venivano da Corfù, dove che i tedeschi li perseguitavano con ferocia. Anni più tardi, a Manhattan, abbiamo ricevuto una telefonata, una signora chiedeva di con i miei genitori. Non so in che modo avesse trovato il numero di telefono dei miei. Era una delle figlie di una famiglia di ebrei che si era nascosta nell’isola. Il suo nome era Sarah e viveva in California. Mi ricordo ancora l'emozione e la gioia dei miei genitori, mentre parlavano con lei …”

Dall'Albania solo belle ragazze


Leggo sui giornali di ieri l’altro e riassumo:

“… ROMA – 12/02/2010 A Roma si è firmato quest’oggi l'accordo di partenariato strategico tra Italia e Albania. Il premier italiano, Silvio Berlusconi, ha ricevuto a Palazzo Chigi il primo ministro albanese, Sali Ram Berisha. ‘L'Italia è molto interessata alla possibilità di progetti di centrali nucleari in Albania’, ha annunciato il premier. ‘L'Albania - ha spiegato Berlusconi - ha un programma ambizioso per diventare un centro di produzione di energia. Berisha - ha riferito il premier - mi ha illustrato tutta una serie di progetti che riguardano sia le energie tradizionali, sia la rigassificazione di gas liquido, le centrali termoelettriche e la possibilità anche di centrali nucleari. L'Italia è molto interessata. Tutto questo - ha concluso - rende molto interessante questa collaborazione, e credo che ci sarà molto da fare in questa direzione’.
Il premier albanese dopo aver espresso ‘profonda gratitudine, per l'opera della Protezione civile italiana in occasione delle recenti alluvioni che hanno colpito il Paese’ ha affermato: ‘Non vogliamo più morti albanesi nel canale di Otranto o flussi criminali verso l'Italia’. Parole a cui ha fatto eco Berlusconi, stemperando i toni con una battuta sullo stop agli sbarchi: ‘Faremo un'eccezione per chi porta belle ragazze’. Parole ironiche, poco pesate da Berisha, ma che hanno scatenato la polemica dell’opposizione sullo ‘spirito da caserma’ del Cavaliere. …”
Non so come è stata presentata questa faccenda in tv, i telegiornali trovano spesso il modo di smussare gli angoli, attenuando oppure ignorando i particolari che possono risultare imbarazzanti per il governo. Non posso dunque che dare ragione a Paolo Brutti dell’Idv quando dice che Berlusconi e Berisha «hanno deciso di riconsegnare l'Albania all'Italia, come avvenne alla fine del Ventennio. La bella idea è quella di fare dell'Albania la pattumiera dell'Italia, dove si può fare liberamente ciò che in Italia non si può fare: impiantare i pericolosissimi rigassificatori, costruire centrali nucleari e magari scaricarci anche le scorie radioattive di Palermo».
Non mi è piaciuta per niente la battuta sulle “belle ragazze albanesi”. Si sa molto bene chi porta le belle ragazze albanesi in Italia e a quale scopo. Si può scherzare su questi argomenti, essere così offensivi in un’occasione così formale? Non credo proprio, ma ormai siamo abituati a spiritosaggini di cattivo gusto da parte del nostro primo ministro. In un altro Paese sarebbe successo il finimondo, qui da noi la cosa passa quasi inosservata… che tristezza…

domenica 31 gennaio 2010

Meno immigrati - meno criminalità


Berlusconi: “Meno immigrati significa meno criminalità". Questa la frase di Berlusconi pronunciata ieri, mentre parlava coi giornalisti, dopo il Consiglio dei Ministri, fatto a Reggio Calabria per approntare il piano per combattere le mafie. "I risultati sui nostri contrasti all’immigrazione clandestina sono molto positivi", una "riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali" ha detto il Premier. Le sue parole hanno provocato indignazione tra gli italiani e all'estero hanno colpito i giornalisti, in particolare quelli di lingua francese e spagnola, tanto che all'argomento viene data importanza più che al pacchetto antimafia e più che alla questione dei capelli di Berlusconi, che apparendo e scomparento dal cranio del Premier hanno suscitato battute, a volte al vetriolo, sulla stampa di lingua inglese.” leggo su IN DIES del 29/01/2010
indies
Lo stesso giorno su “Libero” a pagina 16 la frase viene riportata così: «Il Cav ha i numeri:”Meno stranieri meno reati”»…
Ma non è la prima volta che il Primo Ministro si esprime così, cercando su internet ho trovato questo articolo sulla chiusura della campagna elettorale del Pdl a Milano, giugno scorso:
Milano Today di Redazione - 05/06/2009
Berlusconi: "A Milano sembra di stare in Africa"
Berlusconi a Milano per chiudere la campagna elettorale di Podestà:
Il premier Berlusconi ha partecipato ieri sera alla chiusura della campagna elettorale del candidato del Popolo delle Libertà Guido Podestà. Ma come suo solito il Presidente del Consiglio ha sollevato diverse polemiche. A conclusione del suo intervento al Palaghiaccio infatti, Berlusconi ha paragonato Milano ad una città africana “per il numero di stranieri che ci sono”. Il premier ha poi proseguito sostenendo che “c’è chi vuole una società multietnica e multicolore, ma noi non siamo tra questi”.
oppure su
“Il Giornale” del 5 giugno 2009
«La sinistra vuole frontiere spalancate e un paese multiculturale. Noi, in sintonia con il popolo, non siamo d’accordo. Ci ricordiamo di quando eravamo emigranti ma tuteliamo la legalità». Silvio Berlusconi tocca il tema caldo di Milano, dove il candidato Pdl e Lega Guido Podestà punta a mandare a casa l’uomo della sinistra che apre ai clandestini.
«È intollerabile che a Milano ci sia un numero di presenze non italiane per cui non sembra di essere in una città italiana o europea ma in una città africana» continua Berlusconi: «Questo noi non lo accettiamo».

Dunque per Berlusconi gli “stranieri”, gli “extracomunitari” e gli “emigrati clandestini” sono la stessa cosa, “presenze non italiane” da allontanare in quanto portatrici di criminalità e di degrado, oppure ho capito male?
Alessandro Gilioli nel suo interessantissimo blog “Piovono ranegilioli sempre del 29/01/2010 commenta: “… siamo in campagna elettorale, lui è alleato-concorrente del partito i cui leader urlano «Padania bianca e cristiana» e «pulizia etnica contro i bambini dei zingari», quindi quel che ha detto ha scopi chiari a tutti, e cioè gli immigrati ci stanno sulle balle, non vogliamo un’Italia multietnica etc.
Se voleva dire solo «extracomunitari», si tratta di un razzista molto eccentrico e anomalo, perché attribuendo la tendenza alla criminalità a tutti coloro che hanno un passaporto non Ue porta a dedurre, ad esempio, che un norvegese tenda a delinquere più di un romeno, tesi che forse farebbe rizzare i capelli a più d’uno tra i suoi elettori.
Se invece intendeva dire che a delinquere di più sono gli irregolari – o clandestini che dir si voglia – il cavaliere ha ammesso quel che tutti sappiamo da anni: e cioè che – se non viene loro data la possibilità di regolarizzarsi – molti immigrati finiscono nei giri della criminalità. Ovvio: chi (in quanto clandestino) non può essere assunto regolarmente da nessuna parte neanche se ha due lauree, ha la scelta se finire schiavo a Rosarno o spacciare hashish in piazza Vetra… “.
Su “Repubblica” dello stesso giorno ho letto che mentre la maggioranza dei reati viene commessa da extracomunitari, cosa che può creare allarme per quanto riguarda la sicurezza, sul totale delle denunce, l'87% riguarda proprio la mera condizione di clandestinità: il reato commesso da 4 stranieri su 5 denunciati riguarda insomma l'essere stati sorpresi in Italia senza permesso di soggiorno e dunque la violazione delle leggi sull'immigrazione. Non mi interessa comunque condannare o assolvere una categoria di persone come “inclini alla delinquenza” perché sprovviste di passaporto italiano o europeo, esistono le forze dell’ordine che hanno il compito di reprimere il crimine, mi interessa capire come e perché i nostri governanti arrivano al punto di esprimersi – e pensare - in modo così volgare.
Si fa presto a parlare male della società multietnica e dimenticare i lati positivi della presenza di questi stranieri in Italia. Io personalmente non saprei come fare senza una badante per mia madre, senza la signora che viene a fare le pulizie, senza il collaboratore esterno che va a fare i lavori noiosi presso i nostri clienti, ecc. non credo che un italiano accetterebbe di fare questi lavori. Secondo i dati di Caritas Migrantes e Ismu, gli extracomunitari sono il 7,2% della popolazione in Italia e producono il 10% del Pil nazionale. Gli immigrati versano ogni anno all'Inps sette miliardi di euro e pagano al Fisco una cifra che supera i 3,2 miliardi di euro. Il che vuol dire che una parte della pensione che percepiscono i nostri pensionati viene pagata da questi maledetti stranieri, che non avranno mai una pensione dallo Stato Italiano, perché in media dopo una decina d’anni tornano nel loro Paese d’origine e non esistono convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con i Paesi extra-europei (solo con il Brasile, la Turchia e la Tunisia) vedi il sito dell’ INPS INPS pensioni Paesi extracomunitari
L’altro giorno ho visto dopo anni u film di Francesco Rosi, “I magliari” del 1959, con Renato Salvatori e Alberto Sordi, che mi ha fatto venire in mente la disputa sugli emigrati – criminali. Il film racconta la storia di un giovane toscano emigrato in Germania, dove si mette a lavorare come apprendista “magliaro” per conto di un malvivente napoletano, in un mercato (Hannover) che deve ancora essere strappato dalla concorrenza della mafia polacca. Cosa voleva dire fare il “magliaro”? vendere stoffe porta a porta usando metodi truffaldini senza ovviamente nessuna licenza o autorizzazione, senza permesso di soggiorno e spesso senza documenti. Il film in modo ironico e amaro, ci racconta una storia che oggi potrebbe avrebbe come protagonisti degli extracomunitari in Italia. Ma la nostra memoria è corta, vogliamo dimenticare il nostro passato perché ci fa sentire a disagio, ci ricorda che fino a qualche anno fa eravamo anche noi dei poveri cristi, visti male e compatiti dai “veri” europei…
Tornerò sull’argomento.

domenica 24 gennaio 2010

Musica italiana


La notizia non è tanto fresca ma vale la pena commentarla. il 18 di dicembre scorso, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, presentando il progetto LiveMi, promosso dal suo Comune, ha dichiarato di aver intenzione di presentare un progetto di legge (ma i sindaci possono?) che dovrà imporre alle radio nazionali la trasmissione di una quota minima del 30% (che ad una successiva intervista è diventata 50%) di musica italiana sulla falsariga della norma in vigore in Francia, a tutela della produzione locale e a sostegno dei giovani musicisti.
Negli ultimi tempi i politici - soprattutto della parte governativa - fanno la gara su chi la sparerà più grossa… Dopo aver pensato di imporre un tetto per il numero di bambini stranieri per classe (il 30% appunto) adesso è arrivato il turno della musica che si sente alla radio. Già il fatto di pensare di guidare i gusti del pubblico con metodi coercitivi dichiarati mi fa rabbrividire, Francia o non Francia. Ma prendiamo le cose dall’inizio:
- Prima di tutto quando si dice “musica italiana” si intende canzoni cantate in italiano da artisti – immagino – italiani, quindi si parla di musica leggera e di un certo tipo, disimpegnata, ripetitiva, superficiale, la Moratti non aveva certo in mente Danilo Rea, Enrico Rava o Gian Francesco Malipiero oppure Luigi Nono quando ha formulato la proposta.
- Quando ci fa comodo il libero mercato va a farsi benedire, si propone allegramente di instaurare un regime di protezionismo, culturale ma anche commerciale, pensando di poter governare il mercato con metodi autoritari, come del resto si tenta di fare in tutti gli altri campi.
- L’esempio della Francia non ci dà segnali incoraggianti, la norma ha aiutato le radio francesi a diventare ancora più noiose e monotone, ma fuori dalla propria patria non ha avuto successo neanche un artista francese, se mi sbaglio fatemi un nome, uno solo.
- La proposta autarchica musicale morattiana trae ispirazione anche da altri modelli, che non sono stati citati, ma viene spontaneo fare il paragone con i metodi usati dal fascismo per soffocare la musica jazz ed in generale la musica straniera durante il ventennio, oppure l’assoluta proibizione di suonare musiche “degenerate” nella Germania nazista.

mercoledì 20 gennaio 2010

Norvegia


E’ iniziato tutto per caso e senza che me ne accorgessi, almeno all’inizio… Essendo alla perenne ricerca di una valida radio da ascoltare via internet, mesi fa mi sono imbattuto su SomaFM, una radio di San Francisco che tra i suoi canali in streaming ha anche uno chiamato “Sonic Universe” che suona NuJazz + avant-garde EuroJazz. Incuriosito dalla definizione mi sono messo ad ascoltare così, in sottofondo per qualche giorno. Buona parte dei brani e dei musicisti mi era sconosciuta, ma la musica era bella, coinvolgente, originale, non le solite cover di cose straripetute che suonano le radio che si autodefiniscono “smooth jazz”. Andando a vedere i nomi degli esecutori ho scoperto che buona parte dei musicisti che passa questo canale sono scandinavi, anzi provengono da un solo paese: la Norvegia. Con meraviglia ho scoperto l’esistenza di una “scuola” di musica tutta originale ed indipendente fatta da musicisti preparatissimi che lavorano con brio ed ispirazione. Correndo il rischio di diventare noioso mi azzardo a fare un breve elenco dei nomi che ho scoperto, sperando di dare anche ad altri l’opportunità di conoscerli: (per avere un’idea senza andare a cercare i cd potete collegarvi a Sonic Universe)
Jaga Jazzist jazz band composta da 10 elementi, mix di soft machine, gong squarepusher e Tortoise messi insieme
Nils Peter Molvaer trombettista, album super:Khmer, Solid Ether
Bugge Wesseltoft pianista, sua l’etichetta la Jazzland records
Arve Henriksen trombettista, suono unico sembra un flauto
Beady Belle gruppo fondato da Beate S. Lech, acid jazz
Eivind Aarset chitarrista !!! album super: electronique noire, light extracts, sonic codex
Supersilent, gruppo musica di elettronica avant-garde - sperimentale
Trio Mediaeval trio vocale folk – musica contemporanea: una rivelazione
Arild Andersen basso, suo il gruppo Masqualero
Audun Kleive, percussionista
Christian Wallumrod, pianista suona tremendamente bene
Sisdel Endresen, vocalista
Jon Eberson, chitarrista
Terje Isungset, percussionista
Torbjorn Sunde, trombone
Wibutee, gruppo jazz elettronica
Tord Gustavsen, pianista con il suo trio
Rebekka Bakken, vocalista
Sinikka Langeland, originalissima vocalista
Karin Krog, jazz vocalist
Jon Christensen, percussionista

Sembra strano che in un Paese di 4.800.000 abitanti (cioè come l’Emilia oppure la Toscana) ci siano così tanti bravi musicisti che fanno un genere di musica poco commerciale.
Ma la Norvegia non è un Paese qualsiasi, è all’avanguardia in tutti i settori, infatti nelle statistiche mondiali è ai primi posti praticamente in tutti i campi: PIL pro capite secondo al mondo, indice di sviluppo umano primo posto, libertà di stampa: quarto posto (l’Italia si trova al 44° posto) debito estero: 0 servizi, scuola, sanità, previdenza funzionano in modo ineccepibile, l’economia è mista con un ruolo preponderante dello Stato in tutti i settori strategici (tutte cose trovate su wikipedia).
Probabilmente questo tipo di società, senza preoccupazioni per il futuro, invece di rendere apatici ed indifferenti dà invece la possibilità ai giovani talenti di manifestarsi e farsi avanti, non saprei in che altro modo spiegare la cosa.